Juan Villoro, che cos’è il calcio?

Archiviati i Mondiali, è tempo di farsi una domanda: che cos’è davvero il calcio? Certo, l’abbiamo visto in scena negli stadi in Messico, Usa e Canada. Abbiamo visto il trofeo nelle mani della Spagna. Ma la sensazione è che sia molto più di un gioco.
Juan Villoro, conosciuto come il biografo di Città del Messico, è anche uno straordinario biografo del calcio. Ci ha dedicato centinaia di articoli e tre libri, veri e propri best-seller. L’ultimo, Los héroes numerados, è uscito quest’anno per le edizioni Seix Barral. Villoro ci presenta una folla di giocatori, arbitri, allenatori, società sportive, cronisti e tifoserie. Con il suo leggero umorismo e una documentazione enciclopedica, ci addentra negli intrighi della Fifa, scartavetra piedi mitici e mani di dio, giocatori eroi e infami, donne tenute ai margini per un delirante machismo, il popolo degli spalti così selvaggio e commovente perché specchio di tutti noi. Di sicuro, dice, «quando gli eroi numerati entrano in campo, quello che è in gioco già non è più uno sport».
Lo scrittore ricorda sempre che il suo vero battesimo è stato a Roma nel 1990, dove è arrivato come corrispondente de El Nacional. In realtà il giornale messicano aveva già i suoi inviati, per cui – senza credenziali – ha scritto con maestria, sui tasti di una Olivetti Lettera 22, tutto ciò che il calcio era fuori dallo stadio. Trentasei anni e migliaia di partite dopo, Juan Villoro resta convinto che il football, più che uno sport, non sia che «un modo per misurare la vita».

il Venerdì | la Repubblica

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