La moderna tossicologia, si sa, ha un padre: Paracelso. Anima inquieta e spirito del Rinascimento, fissa una legge che sembrava indicibile: «Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno». La formula così: «Dosis sola facit ut venenum non fit». Vale a dire: «Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto».
E’ in quello sforzo epico di dosare per sopravvivere che ci fa entrare il Museo Nazionale Atestino nella padovana Este, mettendo in scena «Veleni e magiche pozioni: grandi storie di cure e delitti» (dal 19 ottobre al 2 febbraio), un affascinante percorso tra 200 reperti antichi, erbari e corredi clinici, dipinti, testi medici e misture salvifiche.
A coreografare il percorso espositivo, ci pensano un’archeologa del passato remoto, Federica Gonzato (che è anche la direttrice del Museo) e una storica dei farmaci dell’Università di Ferrara, Chiara Beatrice Vicentini. Coinvolgendo una ventina di collezioni, musei e archivi, le due studiose tessono un lungo racconto, segnato da corpi dolenti, manipolati, drogati, redenti. I vasetti di oppio che tutti i mercanti riconoscevano, le gemme magiche e il bestiario in formaldeide. Gli ex-voto a forma di parti anatomiche guarite, dalle mani al sesso, tra il V e il III secolo a.C. E poi il «Malleus maleficarum», il celebre manuale degli inquisitori tedeschi di Innocenzo VIII e il «Magiae naturalis» di Giambattista Della Porta che rivelava l’uso di unguenti allucinogeni nei Sabba.
E ancora: due sepolture nel bellunese, una paleolitica nel Riparo Villabruna in Val Cismon e una mesolitica a Mondeval de Sora a San Vito di Cadore. La prima, eccezionale, conserva le tracce del più antico intervento di carie dentale che si conosca: un’incisione al molare con una punta in selce e un impasto di ocra, resina, propoli e cera d’api.
«Quello dei farmaci è un racconto di maledizioni e guarigioni e di tensione scientifica mai spenta» raccontano le due studiose. Una storia mai finita: il Novecento è stato anche la saponetta radioattiva Radia, le tinture in piombo per capelli, la crema antirughe a base di veleno di scorpione. «Alla fine non è che la storia di prove, fallimenti e scoperte».
il Venerdì