Sovvertire l’eterosessualità

La tesi è netta: è tempo di «sovvertire l’eterosessualità». C’entra ben poco l’attrazione. Ma c’entrano gli uomini e donne e le macchine dei loro desideri. Perché? Perché «l’eterosessualità produce gli uomini e le donne in quanto tali e dunque la diseguaglianza culturale, politica ed economica» che viviamo. E’ un modo di produzione che «precede quello capitalistico e quindi è destinato a sopravvivergli».

In Comunismo queer. Note per la sovversione dell’eterosessualità (Meltemi, pagg.300) Federico Zappino scompiglia tutto il chiacchiericcio sull’ideologia gender, giusto all’indomani del meeting fondamentalista della famiglia.
Trentacinquenne, un dottorato in filosofia politica e traduttore caparbio, è anche merito suo se negli ultimi anni abbiamo ritrovato nella nostra lingua il femminismo radicale Usa, da Eve K.Sedgwick a Monique Wittig e le raffinate pensatrici queer, prima fra tutte Judith Butler.

Zappino ora raccoglie i testi delle conferenze che ha tenuto in giro per l’Italia, tra librerie, spazi associativi e tutti quei luoghi dove la politica sembra materia viva. Non solo si appella alle radicals, che conosce così bene, ma evoca Mario Mieli, rilegge Gramsci, interroga Negri e Hardt e attinge alle visioni del contemporaneo.

Il titolo è una doppia sfida: cuce il comunismo e il queer come grimaldelli per spellare uno strato spesso e duro di diseguaglianze e di oppressioni. E intanto descrive un set apparecchiato da alleanze vecchie e nuove fra neoliberalismo e neofondamentalismo. Zappino non fa sconti: sferza una sinistra che considera retorica, complice o ottusa, svela le ambiguità sui diritti civili, i pride, le aziende che fanno pink-washing e diversity management. E mette in guardia chi loda gli orizzonti post-genere e post-razziale di non «lavorare nell’oblio della storia».

il Venerdì | la Repubblica

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