CARACAS – «Unire il Venezuela, pensarlo come un unico paese è la prima sfida che il presidente Chavez avrà in agenda. Lui stesso, per la prima volta, lo ha ammesso ad urne chiuse». Alejandro Oropeza è docente di Scienze Politiche nelle università Simon Bolivar e alla Cattolica. Dirige l’Osservatorio Hanna Arendt, impegnato dal 2006 nel campo della libertà di espressione e dei conflitti sociali. E’ anche molto critico con il chavismo e riconosce nelle prime parole di Chavez una novità. Cosa lo ha convinto, secondo lei?
«E’ la presa di coscienza che il paese è diviso in due, con visioni diverse e legittime. E che lo scontro non si può soffiare così a lungo, pena lo sfaldamento sociale. C’è in ballo una questione di futuro immediato, che bisogna affrontare. Credo che anche il Presidente si sia reso conto delle aspettative profonde e diffuse nel corpo del paese, che mettono a dura prova le sue politiche, di convivenza sociale ma anche economiche».
Quali contraddizioni dovrà affrontare il presidente a livello economico?
«Beh, la prima è che Chavez dichiara di voler costruire il socialismo, ma lo deve fare con le regole del capitalismo, a cominciare dal mercato internazionale del petrolio. L’intero pacchetto di politiche pubbliche, tutto il sistema statale che ha messo in moto, compresi i programmi sociali, dipendono da un unico fattore: l’andamento del prezzo del petrolio nel mercato globale. Ci si dovrà chiedere: è sopportabile questo modello economico? Potrà liberarsi questo paese dal ricatto del petrolio e pensare ad un’economia alternativa? Per questo, mi sembra evidente lo slittamento tra discorso pubblico, realtà quotidiana e necessità delle persone».
E’ dunque questo scollamento che metterà a prova Chavez?
«Sì. Tutto il suo discorso si è sorretto sull’idea di futuro, di paura, di speranza. Poi però dovrà, e presto, rispondere a tutte le vittime della violenza e dell’insicurezza urbana, che per il 70% sono di ceti poveri e popolari. Dovrà affrontare la corruzione che divora fiducia ed economia. La società venezuelana dovrà dotarsi di strumenti ed anticorpi per reclamare trasparenza, misurare l’efficienza e l’onesta degli interventi pubblici, per avere controlli indipendenti, per dotarci di contrappesi istituzionali e sociali al sistema di potere discrezionale dello stato. Abbiamo il compito di costruire di una nuova cultura politica».
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