Una palla da basket galleggia miracolosamente in equilibrio dentro una teca di vetro: per riuscirci, nel 1985 Jeff Koons segue i consigli di Richard P. Feynman, Premio Nobel per la fisica. Dara Birnbaum invece, verso la fine dei ’70, si intestardisce sulle celebri sequenze tivù in cui l’innocua segretaria Diana Prince si trasforma ruotando su sé stessa in Wonder Woman: tra le due, disse l’artista, non c’è nulla, «quello che sta nel mezzo è la vita che dobbiamo vivere». Jeff Koons e Dara Birnbaum in queste due opere lavorano sul fantastico che è avvinghiato alla realtà, lasciandoci sospesi tra il vero e l’incomprensibile.
È questo il materiale utilizzato da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies per mettere in scena The Quantum Effect, un progetto per il centro d’arte SMAC in Piazza San Marco a Venezia (5 settembre – 23 novembre). I curatori attingono a due fonti narrative immaginifiche. Nel Giardino dei sentieri che si biforcano, Borges congegna una storia che è un labirinto, in cui le scelte che gli uomini possono fare negli accadimenti della vita si compiono tutte. Il romanzo di Raymond Roussel, Locus Solus, invece, ci porta nella tenuta del dottor Canterel, scienziato e taumaturgo: di fronte a otto tableaux vivants, ambientati in un’architettura di vetro, ci sembra di stare intrappolati in un irrisolvibile enigma.
Alla SMAC Birnbaum e Davies impastano scienza, percezioni, visioni e cultura filmica fino a sbordare l’idea di mostra: «Ulf Danielsson, teorico delle stringhe matematiche, ci ha aiutato a selezionare equazioni quantistiche che rappresentano concetti chiave o leggi scientifiche, espressi poi nelle opere d’arte».
Gli spazi alle Procuratie sembrano perfetti per l’operazione: quando si entra, da una sala di specchi ideata da Isa Genzken, partono due file di stanze a destra e a sinistra, come due mondi simmetrici e correlati (entangled, direbbero i fisici). Ogni opera ha un suo sosia che sdoppia la percezione pur essendo oggetti diversi. Ecco allora lo straniamento di fronte a Duchamp che scende le scale: nella foto di Elaine Sturtevart, la figura si moltiplica nei movimenti e l’artista si fa replica di una sua stessa opera.
il Venerdì | la Repubblica