Viaggio in uno Stato che non c’è più

Hanno qualcosa in comune Timisoara e Trieste, le terme di Mariánské Lázne, il Grand Hotel di Levico e le raffinerie petrolifere di Drohobyc? Sì: l’Impero Asburgico, quel grande fantasma della Storia che ha occupato per secoli il cuore dell’Europa. Al suo posto, oggi si contano dodici Stati diversi, ma l’eredità di quel lungo passato, su cui quasi tutti si tengono alla larga, in realtà è depositata ovunque, tra architetture e sapori, nel lessico e in un certo impasto di melanconia di chi vive a Fiume e a Leopoli, Bratislava e Novi Sad.
Per riconoscere quell’eredità, ci aiuta ora una guida di viaggio che funziona come macchina del tempo e mappa per girare in uno Stato che non c’è più: Impero Asburgico. Un valzer tra passato e presente nel cuore dell’Europa fa parte di una collana che si chiama proprio “Extinguished Countries” (il volume si può ordinare nell’omonimo sito) e ha debuttato con successo nel 2021 con una guida sulla Serenissima, altro fantasma, in quel caso mediterraneo.
Progetto in crowdfunding (oltre ogni aspettativa), è costruito su centinaia di interviste in tutto il territorio che esplora, grazie a una redazione internazionale guidata da Giovanni Vale, un freelance esperto di Balcani di base a Zagabria. «In un’epoca in cui i confini si sono rialzati e cresce il nazionalismo, queste guide vogliono scompigliare un po’ le carte – ci racconta – Invitiamo i lettori a dimenticare le frontiere e scordare le nazionalità, per ritrovare le tracce di ciò che ci accomuna».
Nel caso della Mitteleuropa asburgica, c’è da chiedersi in realtà cosa sia realmente: «Credo sia allo stesso tempo una realtà e un’idea», dice Giovanni Vale. E poi aggiunge: «Ma non è così per qualsiasi Stato, anche esistente?». Il viaggio può sorprendere. Perché l’Impero era sì militaresco e borioso, ma con la lungimiranza di rispettare le singole lingue. Era anche il più grande libero mercato del continente, regolato da un’unica moneta e per di più si compiaceva della sua “unità nella diversità”: non sono tutti vanti dell’Unione Europea?
In questo cortocircuito, troviamo un busto di Francesco Giuseppe nella montenegrina Perastro, mentre i caffè di Cracovia servono la Sachertorte e il Pischinger. E il catasto asburgico, il famoso Libro fondiario, è tutt’ora in uso nelle valli trentine e sudtirolesi. Dunque, l’Impero che non esiste è ancora vivo?

il Venerdì | la Repubblica

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