Sentiremo parlare di loro i prossimi mesi. Sara Segantin, Magdalene Pellegrin e Alice Franchi sono tre giovani attiviste ambientali, due trentine e una toscana: dal 30 ottobre e per tre mesi gireranno il Centroamerica, dando vita ad un progetto di impegno sociale on the road. “Diritto a REsistere” l’hanno chiamato e sarà un viaggio di scoperta di tante esperienze e comunità locali. Metteranno in forma anche un lungo reportage, le cui tappe le seguiremo in radio, tivù e riviste. Oltre che in dettaglio sui social.
Con questo viaggio provano a mettere una marcia in più al loro attivismo ecologista: forti delle tante iniziative professionali e sociali, sul cambio climatico e la giustizia ambientale, a livello locale, ora vogliono mettere piedi e mani in un altro contesto, lontano, da cui ci arrivano stralci di agenzie e quasi sempre notizie tragiche. Eppure, sono anche luoghi con una società civile vibrante: «Vogliamo scoprire come si organizzano dall’altra parte del mondo, cosa vedono occhi diversi da quelli europei», ci raccontano. Perché il Centroamerica? «Perché è un luogo di cui si parla poco e perché è un ecosistema di straordinaria biodiversità, cui siamo tutti debitori. E infine perché ci sono tante comunità locali e organizzazioni sociali con esperienze, pratiche e saperi che ci possono essere utili anche qui».
Chi sono queste tre attiviste? Sara Segantin lavora come comunicatrice scientifica per Geo, lo storico programma di Rai3, e collabora con Radio3 Scienza; Magdalene Pellegrin, la più giovane del gruppo (ha 19 anni), è appassionata di lingue e culture latinoamericane; infine, Alice Franchi ha una laurea in Economia dello sviluppo sostenibile e cooperazione internazionale ed è attivissima nel movimento FridaysForFuture. Tutte e tre, ci raccontano, hanno da sempre il sogno di seguire le orme di Harriet Chalmers Adams (1875-1937), una pioniera del giornalismo di viaggio: statunitense, proprio un secolo fa attraversava l’America Latina, documentando culture, paesaggi, persone, luoghi. Al rientro, la National Geographic Society accolse con entusiasmo i suoi racconti e le migliaia di foto raccolte e ne fece un’icona del giornalismo. Proprio lei fu tra le fondatrici della Society of Woman Geographers nel 1925, nata in risposta all’esclusione delle donne da tanti club e società scientifiche e professionali, riservati a quel tempo ai soli uomini. «Rifare una parte del viaggio di quella pioniera ci riempie di orgoglio e di responsabilità», sottolineano le nostre tre attiviste.
Tra le tante collaborazioni che sono riuscite a strappare, oltre allo sponsor della Banca Etica, spicca il Muse come main partner. Non è usuale che un’istituzione (e un museo in particolare) offra supporto a progetti di reportage e attivismo sociale: «In realtà è una riflessione e un impulso che negli ultimi anni ha coinvolto tutta la ICOM, la rete internazionale di musei – riflette Lucilla Galatà, che al Muse si occupa proprio di progetti culturali – È una riflessione sul ruolo da protagonista che un museo può svolgere nella società». E aggiunge: «Questo in particolare ci è piaciuto per lo sguardo fresco sulle modalità di “cooperazione”, per il desiderio di andare a conoscere e a dar voce a esperienze lontane e non per insegnare qualcosa». Il Muse farà da supporto a livello comunicativo, scientifico e poi ospitando incontri e laboratori.
Dunque, come si stanno organizzando le tre attiviste-reporter? «E’ da un anno che ci stiamo lavorando. All’inizio pensavamo di andare in barca a vela, ma ci vorrebbero mesi solo per arrivare – sorridono – Allora andiamo in aereo, ma ci siamo impegnate a compensare il CO2 con un progetto di riforestazione in Guatemala. Sappiamo che non basta, ma almeno è uno sforzo che sentiamo il dovere di fare». E una volta arrivate là? «Abbiamo messo a punto un percorso che realizzeremo con mezzi pubblici o anche a piedi se necessario, per raggiungere le varie comunità con cui siamo in contatto».
L’associazione trentina Viração&Jangada, attiva nel campo dell’educazione alla comunicazione, le ha aiutate in tutta la fase pre-partenza. «Abbiamo selezionato 25 realtà locali: sono Ong, comunità, organizzazioni sociali, tutte impegnate in progetti e iniziative ambientali. Sappiamo quanto sia difficile essere attivisti ambientali in quei paesi e quante persone rischiano la vita: per questo vogliamo conoscerle, ascoltarle, imparare e costruire solidarietà».
Otto i paesi che attraverseranno: Messico, Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. L’America latina ha un triste primato: nel 2022, ha calcolato la Ong Global Witness, qui sono stati sepolti almeno 134 leader ambientali ed ecologisti, dei 177 assassinati in tutto il mondo. I paesi più colpiti sono Colombia e Brasile (che le nostre tre attiviste non toccheranno), ma tragiche sono le notizie dal Messico e dall’Honduras. Spesso i governi odiano le Ong e le forme organizzate di società civile: solo in Nicaragua dal 2018 ne hanno chiuse 1868, attive in tutti i settori, 1269 solo nell’ultimo anno.
«Siamo consapevoli dei rischi, ma abbiamo una rete di protezione, a cominciare dai giornalisti della ATEI, l’Associazione di Broadcaster ibero-latino-americani – raccontano – Con loro ci piacerebbe realizzare anche un documentario, che possa essere trasmesso anche in collaborazione con la RAI». Sara, Magdalene e Alice dicono di essere pronte: «Abbiamo un sacco di dettagli da definire prima di partire ma sappiamo che sul campo avremo tanti alleati che ci stanno aspettando e ci aiuteranno, passo dopo passo».
Corriere del Trentino | RCS