Venezia si era quasi dimenticata di lui. Eppure, Italico Brass (1870-1943) non solo è stato un pittore di fama internazionale, presente alla Biennale d’arte fin dalla prima edizione del 1895. È stato soprattutto il cronista visivo della città mentre si affacciava il Novecento. E quel suo cognome, così peculiare, ha finito per lasciare molti segni nella storia lagunare. Il suo unico figlio, Alessandro, prestigioso avvocato, è stato vice-podestà sotto il regime fascista. Il secondo dei suoi quattro nipoti, Giovanni, regista di culto oggi novantenne, è diventato famoso col nome Tinto perché – così racconta lui – proprio il vecchio Italico vedendolo disegnare da bambino un giorno sarebbe sbottato: «Abbiamo un Tintoretto in casa». Poi la storia, si sa, ha preso un’altra piega.
Insomma, Italico Brass non poteva più rimanere nascosto. E così, dal 29 settembre alle 22 dicembre a Palazzo Loredan, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, va in scena la prima grande retrospettiva dedicata a lui: è Italico Brass. Il pittore di Venezia, cento opere scelte da Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin, produzione Lineadacqua.
Nato nella Gorizia asburgica da una famiglia impegnata nel commercio dei vini e nei circoli irredentisti, è a Parigi che si forma come pittore e dove incontra Lina Rebecca Vidoff, una russa di Odessa che diventerà sua moglie. Ma è Venezia fin da subito la sua città di adozione: lui la ritrae nella sua quotidianità, le feste popolari e i borghesi sulla battigia al Lido, le processioni e i caffè, gli scorci dalle rive dei canali e le regate. Un cronista, appunto.
Proprio a Venezia Italico Brass si ritaglia un ruolo da protagonista, tanto che Ezra Pound gli dedicherà un poema. Lui acquista e restaura la vecchia Abbazia della Misericordia, colpita da un bombardamento austriaco e la trasforma in atelier e salotto culturale. È pure un collezionista di prim’ordine e sul suo lascito tuttora si favoleggia: passato al figlio Alessandro e poi gestito dalla vedova di questi, Carla Curletti, è diventato uno dei casi di eredità più controversi degli ultimi anni, accendendo una battaglia legale finita nel 2018.
il Venerdì