Norcia, la fatica dei miracoli

La figura di San Benedetto, che si staglia nella piazza di Norcia, sembra consegnare la città ai disegni impervi del destino e degli uomini. La mano destra sollevata e aperta, lo sguardo abbassato e la postura da camminante hanno l’aria di chi conosce le innumerevoli prove di cui è lastricata la storia di questi luoghi. L’Arcivescovo Renato Boccardo ama ricordare come tutti gli edifici della piazza siano rimasti danneggiati o distrutti, quella terribile mattina del 30 ottobre 2016, il Palazzo Comunale, la Basilica, il Duomo di Santa Maria Argentea, la Castellina e il Museo civico, ma solo la statua di San Benedetto è rimasta incolume. Sorride: «San Benedetto è ancora una volta il simbolo della fermezza, ricorda le fondazioni su cui poggia l’umano, riverbera il messaggio che sta alla base dell’Europa».
Sono passati sei anni da quel giorno di ottobre. Devono essere sembrati lunghissimi a chi abita qui. Eppure, che questa sia una città paziente forse ha a che fare proprio con l’abitudine secolare di stare su una terra che da sempre si muove. Nessuna ira né panico, nessuna protesta eclatante per la lentezza della ricostruzione e per le condizioni precarie subite troppo a lungo. Solo chi vive da sempre sopra le faglie sa che il tempo è fatto di distruzioni e ricostruzioni, perdite, lutti e rinascite, colpe e pazienza.
Nel 1703, Norcia viene rasa al suolo. Trent’anni dopo si piangono 200 vittime. Nel 1859 altre 100. Nel 1979 un nuovo dramma. E infine il 2016: una scossa del 6.5, la più forte registrata in Italia dopo il sisma dell’Irpinia, crolla la basilica di San Benedetto, quasi scompare la frazione di Castelluccio, quasi 1,2 miliardi di euro di danni. Monsignor Boccardo ricorda le 362 chiese andate perdute in tutta la zona tra Cascia, Norcia e Preci: «Nei nostri borghi le chiese hanno un valore di comunità. Molta gente piangeva di fronte alla propria chiesa in macerie, commossa quasi più che non alla casa perduta».
«All’inizio si reagisce subito, è qualcosa di molto emotivo – riflette Nicola Alemanno, il sindaco – Poi è più difficile. Il fatto di restare, quando non vedi la ricostruzione partire, diventa la scelta più aspra». Che cosa fare a quel punto? «Abbiamo deciso di concentrarci fin da subito sulle scuole: le consideriamo la chiave per resistere e sperare». Sei anni dopo e «tanto buio, ora vediamo un po’ di luce». Il 2021 è stato l’anno di svolta, dicono tutti. «I primi tre anni sono stati di inerzia, poi di lentezza e infine abbiamo trovato un metodo, un lavoro condiviso – racconta la presidente regionale Donatella Tesei – La cabina di regia e il commissario straordinario hanno fatto un lavoro prezioso».
Il primo cittadino tira un sospiro di sollievo: «C’è voluto più tempo per istruire le pratiche di quello che ci vorrà per i cantieri». La durata media di un cantiere, spiega, è di 13-14 mesi, anche per le opere più imponenti come l’ospedale da 9 milioni di euro e il municipio da 6,5 milioni: «Per il 2024 la città vedrà restituite molte strutture e comincerà ad avere un nuovo volto».
La più simbolica delle perdite è la Basilica di San Benedetto. Qui il cantiere ha preso la rincorsa e la data di consegna è il 2025. Un intervento delicatissimo per un valore di 12 milioni di euro, coperti da fondi comunitari gestiti dalla Regione (4,4 milioni), Fondo di ricostruzione (3,1 milioni) e infine lo sponsor tecnico dell’ENI per 4,5 milioni. Una volta finiti i lavori, la Basilica riavrà la sua ultima aura, quella settecentesca, frutto a sua volta di tante stratificazioni. Le murature saranno ricostruite in gran parte con le pietre crollate, che nel frattempo sono state catalogate e recuperate in una sorta di «cantiere delle pietre vive», come lo definisce Paolo Iannelli, Soprintendente Speciale del Ministero della Cultura. «Abbiamo ricostruito la cripta nella sua conformazione architettonica con la volta in muratura e ricomposto fedelmente con le pietre originarie il portale e l’arco gotico».
Il più spettacolare degli interventi sarà a Castelluccio, il piccolo borgo adagiato su un terrazzamento naturale che verrà ricostruito sopra 6 mila metri quadri di piastre d’acciaio antisismiche, grazie alla collaborazione tra Università di Perugia e Regione Umbria. «Siamo al progetto esecutivo – racconta Donatella Tesei – Ci voleva un grande sforzo di innovazione e tutte le nuove tecnologie per ricostruire Castelluccio e allo stesso tempo preservarne la straordinaria bellezza per il futuro».
In piazza a Norcia, il soprintendente sembra riflettere. Non è sorpreso che la statua del santo sia illesa: «Quello che non capiamo è come sia riuscita a rimanere in piedi la facciata della Basilica».

Corriere della Sera

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