Le strade che portano a Gaiba

Le strade che portano a Gaiba corrono nel ventre del Polesine, che d’inverno affonda nella nebbia e d’estate bolle di umidità. Compare quasi per caso attorno alla strada provinciale, preceduto da ciuffi di capannoni industriali, un’antica villa dei tempi della Serenissima e tutto attorno campagne a vista d’occhio. Siamo nel gomito del Veneto, là dove si appoggia al Po per separarsi dalla Lombardia e dall’Emilia.
Proprio Gaiba sarà per una settimana la capitale internazionale del tennis, l’ultimo degli otto tornei che portano a Wimbledon. È il più piccolo paese al mondo con un campo da tennis su erba all’altezza di un simile evento. Sarà che è protetto da ben due patroni, San Giuseppe e Sant’Anna, uno a marzo e l’altro a luglio, ma quando si arriva qui è difficile credere che possa succedere.
Eppure la WTA, la Women’s Tennis Association, la più importante lega professionistica, non ha avuto dubbi: ha dato appuntamento qui a 60 professioniste da tutto il mondo, 32 in singolo e 16 coppie per il doppio, pronte a disputarsi dal 13 al 19 giugno un montepremi da 115 mila dollari. E lo ripeterà per tre anni. I 970 abitanti che vivono a Gaiba forse non conoscono i dettagli, ma sanno che si sta preparando qualcosa di importante e che tutto ha a che fare con il centro sportivo. «Ne stiamo parlando con tutti, per rassicurarli e per sentirsi orgogliosi di essere al centro del mondo», sorride il sindaco, Nicola Zanca. C’è un precedente: lo scorso anno Gaiba ha già ospitato un torneo internazionale, «ma quando è arrivata la richiesta da parte del WTA siamo rimasti senza fiato», dicono i ragazzi che hanno portato Gaiba sotto i riflettori del mondo.
È un gruppo di ventenni, che studiano o lavorano e si sono aggrappati al loro paese sperduto nella pianura grazie alla passione per le racchette. «Tutto è cominciato dieci anni fa», dice Elia Arbustini, alla guida del Tennis Club, mostrandoci le foto d’archivio e i gadget, compresa una raccolta di figurine stile Panini. «Frequentavamo il corso estivo di tennis, ma era così affollato da quelli più grandi che a un certo punto abbiamo messo una rete in mezzo al campo da calcio e abbiamo cominciato a giocare». È stata la rivoluzione dei bambini a cambiare il destino di Gaiba.
All’epoca, a gestire il club era Nicola Zanca, proprio quello che oggi fa il sindaco, 37 anni e una laurea in chimica, «ma è stata lei a convincermi a candidarmi», ride indicando la sua vice, Asia Trambaioli, che di anni ne ha 24. A ogni modo, raccontano, «quando ci siamo resi conto che la pallina rimbalzava anche su erba, abbiamo coinvolto i genitori e gli altri ragazzi più grandi e l’abbiamo tagliato sistemato al meglio». Certo, «una cosa molto amatoriale, ma divertente», sottolinea Matteo Bizzi. «E non è stato facile: un po’ di screzi con i calciatori ci sono stati», dicono tutti.
Nella patria del calcio, il destino a Gaiba ha voluto che il club del pallone si sciogliesse qualche anno fa e in contemporanea qui iniziassero i primi tornei in collaborazione con la Fit, la federazione italiana tennis. È così che è nato Gaibledon, come lo chiamano, non sapendo ancora che sarebbero diventati la Wimbledon padana. Il fatto è che il tennis su erba non è usuale alle nostre latitudini. «E’ soprattutto una questione climatica, non a caso è più di tradizione nordica. Ed è più impegnativa la manutenzione», spiega Giacomo Fantin. Per questo, quando le cose hanno preso una piega seria, si sono affidati a un agronomo, che ha studiato un progetto ad hoc per il prato, compresa una cura biodinamica per evitare qualsiasi utilizzo di chimica.
Comunque sia, il debutto di Gaibledon è nel 2016. Una telefonata al referente della Fit, l’omologazione dei campi e il primo open femminile da mille euro, raccolti «bussando ai negozi per raccogliere piccoli contributi». Il torneo che da allora si tiene ogni anno e in particolare quello internazionale del 2021 hanno piazzato Gaiba nell’agenda degli appassionati del tennis: «Il gioco sull’erba è sempre stato visto come qualcosa di elitario – riflette Giacomo Papola – Noi abbiamo voluto farlo diventare popolare».
Arrivano da tutta Italia, prenotano negli alberghi o il camping, si fanno una vacanza di sport ed escursioni: «E’ questo il punto – dice il sindaco – Abbiamo già dimostrato la potenzialità, ora con Wimbledon possiamo davvero fare di Gaiba un polo di turismo sportivo, che significa indotto per il settore dell’ospitalità, ristorazione, legarci alla filiera naturalistica e storica, visto che da qui si raggiunge tutto a poca distanza, da Ferrara al Delta del Po».
E ora Wimbledon: «Nella video-call con i dirigenti della WTA, ci hanno chiesto di vedere i campi e quel giorno c’era una nebbia da tagliare col coltello», ridono. Intanto, a proposito di sponsor, è arrivato l’alleato più importante: la Confindustria Venezia e Rovigo, che dà anche il nome all’evento, «un grande volano per il nostro territorio, un’opportunità di crescita economica e di promozione internazionale», come sottolinea il vicepresidente Paolo Armenio. Da qui i lavori che renderanno irriconoscibile il centro sportivo: l’erba sul campo ha ripreso vigore e bisogna tagliarla ogni giorno, armandosi di tanta pazienza; si stanno allestendo le tribune da 600 posti, poi sarà la volta dello spazio lounge, massaggi e palestra per le giocatrici, oltre a spogliatoi e docce; e poi la zona food & beverage, la media-room e il cablaggio dell’intera struttura. Una sfida non da poco. Tutti sono coinvolti, dalle migliori aziende del territorio ai volontari da tutta Italia. In vista dell’evento, si sta preparando la macchina della logistica e dell’ospitalità diffusa in tutto il territorio e nelle città vicine. La strada che porta da Gaiba a Wimbledon è un’impresa di comunità in un luogo che sembrava abbandonato.
Qui si prevede l’arrivo di almeno 10 mila spettatori e circa 120 tra giocatrici, tecnici e operatori del settore. «Il sei camere di Gaiba è bellissimo, ma non può da solo», sorride il sindaco. Dunque: l’intero Unaway, il quattro stelle di Occhiobello, è tutto riservato per una settimana solo per le tenniste, mentre lo staff della WTA sarà al Best Western di Ferrara, che dista solo 20 minuti. Elisa Milani, che del Tennis Club gestisce le finanze, parla di un budget di almeno 400 mila euro: «All’inizio ci siamo spaventati, poi abbiamo cominciato a mettere tutte le cose in fila». Ridono, guardando il sindaco: «Fra qualche anno, avremo un bilancio più grande di quello del Comune».

il Venerdì

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