Venezia, il tempo è ora

Se sei un lavoratore da remoto o un nomade digitale, puoi vivere per un buon periodo ovunque. Lo sanno persino a Tulsa, Oklahoma, disperso nel ventre degli Stati Uniti: all’appello della Kaiser Family Foundation hanno risposto a migliaia. Presto la tua scelta potrebbe cadere su un posto con un po’ più di appeal. Venezia, per esempio: un affitto a medio termine, come ufficio la sala di un museo sul Canal Grande e a tua disposizione attività sportive in laguna o un corso di mosaico. Magari hai pure una formazione scientifica: allora potrai trovare un acceleratore di imprese diffuso in città, che cerca professionisti nella gig economy o in una delle fattorie di nuova generazione.
Non ci credi? Nemmeno chi ci abita potrebbe crederci. Eppure, tutto sta prendendo forma a passo spedito. Non che il merito sia di chi governa la città: a Ca’ Farsetti, la casa comunale, farfugliano ogni giorno dei milioni che arriveranno dal PNRR, aspettano i turisti americani e cinesi, fanno fare qualche giro di betoniera all’edilizia, gioiscono per nuovi hotel. Persino un laboratorio del contemporaneo come è stato finora il Fortuny, uno dei dodici Musei Civici, lo hanno trasformato in una stucchevole casa-museo, con colonne finte e balocchi scenografici, che neanche quarant’anni fa.
Per incontrare chi ha preso davvero sul serio la questione di cosa farne ora di questa città bisogna andare a Ca’ Foscari, l’università lagunare. «Senza il doppio choc, dell’acqua granda di novembre 2019 e della pandemia dopo, forse neanche noi ci avremmo davvero creduto», sorride Massimo Warglien, economista visionario, di quelli che insegnano Behavioral and Experimental Economics. A un certo punto ha messo insieme il suo team e si sono detti che era tempo di agire. Con un primo finanziamento della Fondazione di Venezia, nel maggio 2021 sono partiti. Innanzitutto, un identikit dei remote workers: specialisti dell’hi-tech, redditi medio-alti, in giro per il mondo più di sei mesi e per la maggior parte donne. «Non sarebbe un bel profilo per dei nuovi residenti a Venezia?», si chiede Warglien.
E così ha cominciato a costruire davvero l’infrastruttura: soluzioni di alloggio («Puntiamo a un’alleanza con gli affitti a medio termine, ormai più vantaggiosi»), la rete di associazioni locali, contatti con le grandi imprese, spazi di lavoro anche inusuali («Dai ristoranti ai musei, al lavoro all’aperto in una città tutta pedonale»). In meno di anno, hanno pronta la piattaforma web e una campagna all’estero e intanto hanno convinto Cisco, il colosso americano, a inviare già un primo drappello di 16 lavoratori europei. «Siamo in un momento storico in cui è più semplice attrarre lavoratori che imprese. E questa è la città perfetta per farlo. Non sono turisti: restano abbastanza tempo per vivere qui e diventare nuovi cittadini».
Nel frattempo, sempre dal dipartimento di management di Ca’ Foscari, un’altra squadra, guidata da Carlo Bagnoli, esperto in Business Model Innovation, ha messo a punto il più ambizioso programma per attrarre start-up. Non l’ennesimo incubatore, peraltro già sperimentato in passato con scarso successo: «La nostra idea è di trasformare l’intera città in un acceleratore d’imprese. Per questo diciamo che Venezia può diventare la più antica città del futuro».
Sembrano fare sul serio. Nel 2021 hanno stretto una partnership con Eni, Enel e Snam e lanciato una prima call: sono arrivate 1500 candidature e ne hanno già selezionate tre, nel campo dell’innovazione ecologica. Ora sono pronti con una seconda call rivolta alle nuove produzioni culturali, su cui Cassa Depositi e Prestiti potrebbe scommettere un bel po’ di denari. Una terza ha già dato frutti: sono due aziende che stanno aprendo laboratori di future farming, agricoltura di nuova generazione. La “Zero” di Pordenone, che ha al suo attivo una enorme serra verticale, ha scelto Venezia per sperimentare coltivazioni di funghi, batteri, alghe e insetti; la affiancherà la veneziana “Officinae Bio”, specializzata in colture molecolari, quelle che portano dritte alla carne artificiale. Entrambe faranno base intanto nel campus universitario di San Giobbe, nel centro storico lagunare.
Che dall’acqua e dalla terra ci siano risorse per il futuro di Venezia, lo raccontano anche nei padiglioni scientifici di Ca’ Foscari. Camilla Bertolini, ecologa marina, sta usando il suo prestigioso Marie Curie per riportare l’allevamento di ostriche in laguna. «A fine Ottocento, la città era famosa per le sue ostriche. Poi sono scomparse», racconta. Alle bocche di porto a un passo da Chioggia, nel settembre scorso ha già messo a dimora il primo campo, utilizzando le strutture sospese per i mitili: «Si tratta di creare farm piccole e sostenibili, con un prodotto ad alto rendimento e un forte contributo ecologico per la capacità di filtrare le acque». La riproduzione è prevista per maggio, sui banchi del mercato saranno pronte fra un paio d’anni. «I saperi scientifici, insieme a quelli dei pescatori locali, possono far rivivere l’acquacoltura».
Lo sa anche Michela Signoretto, docente di chimica industriale. Con la sua spin-off ha brevettato delle soluzioni per l’industria cosmetica lavorando i carciofi, la cui produzione locale è famosa ovunque. «L’80% del carciofo viene scartato, una quantità enorme. Allora abbiamo fatto un accordo con i venditori del mercato di Rialto: gli scarti li prendiamo noi». Il team della docente non solo estrae i principi attivi preziosi per nuovi prodotti per capelli e creme, su cui c’è già una partnership con la Trilab, ma anche il resto della biomassa, con un trattamento termico senza ossigeno, può diventare carbone ad alto valore. «C’è una possibilità industriale, con una filiera locale e un know-how trasferibile ovunque». Il prossimo passo? «Le nocciole».
Quello che colpisce è che nessuno di questi progetti è una simulazione accademica né l’ennesimo elenco di desideri per il futuro prossimo. Lo stanno già facendo: dimostrano che Venezia ha davvero la possibilità di proiettarsi fuori dal destino che la voleva un esclusivo country club o una lussuosa giostra d’arte. E lo può fare ora, «partendo dalle opportunità e dai problemi», come sottolinea Bagnoli. Per una città che si è abituata al lamento, quello che sta facendo Ca’ Foscari è una sorta di terapia d’urto.
Tiziana Lippiello, che da un anno e mezzo è la Rettrice, spiega l’attivismo della sua Università con l’idea di «esprimere davvero un ruolo civico, si deve immedesimare con la città. Per questo così tanti dipartimenti stanno indirizzando i loro progetti di ricerca su Venezia tenendoli ancorati a una dimensione internazionale».
Un esempio è il lavoro che sta portando avanti Vladi Finotto, economista, responsabile di quello che qui chiamano «trasferimento tecnologico e di conoscenza» nel territorio. Quando l’Unione Europea ha chiesto a una serie di università quale fosse il loro ruolo per generare cambiamento (un progetto in corso che si chiama UCamp), Finotto non ci ha pensato due volte: ha messo insieme i lavori in corso e si è reso conto di quanto fossero già dirompenti. «Quello che sta prendendo forma è una visione della città inedita e necessaria», ci racconta. Anche se lui si definisce un «bricoleur», in realtà sta connettendo il futuro prossimo della città. «Non ci serve più ragionare su cosa sarebbe possibile fare, né chiederci quando arriveranno le risorse. Ma cosa è possibile fare già ora, cosa già si fa e con le risorse disponibili».
Che non sia da solo a pensarla così, lo dimostrano le mosse di altri attori molto attenti che si muovono in laguna. Tra le nuove fondazioni che stanno aprendo, nessuna (a parte quella di Anish Kapoor) è votata al collezionismo d’arte da mettere in mostra, come è stato fino ad ora. Il Berggruen Institute, ad esempio, ha preso la Casa dei Tre Oci per occuparsi del rapporto fra democrazia, economia e città; le Generali faranno delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco la sede di The Human Safety Net, la loro piattaforma di attività sociali. Se ci fosse una sponda istituzionale a questo fermento, il che significa politiche locali pubbliche all’altezza, la città sull’acqua potrebbe sorprendere il mondo.

il Venerdì de la Repubblica

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