Quando il Cile è rimasto intrappolato in una casa degli spiriti, durante ben 17 anni di dittatura militare, tra carnefici e vittime si muovevano molti eroi silenziosi, in molti casi rimasti dimenticati. Valeria Valentin è una di loro.
Nata in Val Badia, aveva abbracciato da suora la Chiesa dei poveri e si era tuffata nel paese andino a condividere la vita aspra di operai, indigenti e umili che agli inizi degli anni ’70 avevano trovato in Salvador Allende più che un presidente un simbolo di riscatto. Come si sa, la Storia ha girato verso l’inferno. E così nei giorni del colpo di stato dell’11 settembre 1973 e della brutale repressione dispiegata fin da subito, Valeria Valentin non ha esitato a scegliere da che parte stare. E ha cominciato senza sosta a salvare vite. A centinaia.
In fuga dal Cile, Valeria Valentin è tornata in Italia e ci è rimasta fino alla sua scomparsa, nel 2002. Solo una volta, nel 1999, ha concesso al giornalista trentino Paolo Tessadri, una lunga intervista. E ora, proprio Tessadri è pronto a realizzare un docu-film, che sarà prodotto dalla Fondazione Museo Storico del Trentino.
Come il giornalista abbia scoperto la storia di Valeria Valentin ha a che fare con il caso. «Alla fine degli anni ’90 – ci racconta – ero in Svizzera per realizzare alcuni reportage. Là ho incontrato l’ambasciatore italiano, Roberto Toscano. Quando ha saputo delle mie origini trentine, si è ricordato di quella suora italiana che lui aveva conosciuto perché all’epoca era un giovane diplomatico a Santiago. E così l’ho cercata e l’ho convinta a raccontare».
In quel periodo convulso, Valeria Valentin lavorava come segretaria del vescovo Fernando Aritzia Ruiz. A pochi giorni dal golpe, mentre il vescovo organizzava il Comité Pro Paz, un organismo ecumenico per proteggere e accogliere le persone perseguitate, la sua segretaria tesseva una rete clandestina di case-rifugio e vie di fuga, soccorrendo le vittime e facendole fuggire attraverso le ambasciate. È famosa l’attività umanitaria assicurata dai consoli italiani e dal personale diplomatico. Anche Valeria Valentin lo ricordava nell’intervista a Paolo Tessadri, che entrerà nel docu-film assieme a testimoni, foto e filmati d’epoca: «I controlli dei militari cileni s’intensificarono attorno alla nostra ambasciata, c’erano le guardie con i cani che controllavano chi entrava e chi usciva. Non era più possibile entrare dall’ingresso principale. Allora, noi arrivavamo di notte ed io mi mettevo con le spalle al muro e li aiutavo a scavalcare». Anche i telefoni erano controllati, «quindi abbiamo affinato la tecnica. Telefonavo ai nostri amici che erano all’interno dell’ambasciata e loro mi dicevano “due Marlboro, 3 Hilton, ecc.”. La cifra indicava il numero di quelli che potevamo far scappare senza farci sorprendere durante il giro delle guardie, e la marca di sigarette specificava la via dove si doveva scavalcare il muro».
Centinaia di persone riuscirono a salvarsi in questo modo, rifugiandosi nelle ambasciate di tanti paesi. L’unica sede diplomatica sigillata era la Nunziatura vaticana, ma un giorno, ricordava sempre Valeria Valentin, approfittando che il rappresentante della Santa Sede era a Roma, «entrammo di forza. Poi abbiamo informato i giornalisti stranieri», per evitare che venissero cacciati. «Il fatto è che nessuno è uscito dal Cile così in fretta come queste 27 persone. Il Nunzio voleva evitare uno scandalo».
L’attivismo di Valeria Valentin non poteva non venire alla luce. Fermata e interrogata due volte, la sua vita era appesa a un filo. In un’occasione fu salvata solo grazie a una telefonata del cardinale di Santiago Raúl Silva Henríquez direttamente al generale Augusto Pinochet. I suoi giorni in Cile erano terminati. L’unica possibilità era la fuga. Con lei, anche Carlo Pizzinini, conosciuto quand’era frate a Santiago e diventato poi suo marito. Paolo Tessandri non vede l’ora di cominciare il film, che sarà pronto entro l’anno, almeno spera. «Sarà un omaggio alla sua figura straordinaria e alla storia emozionante che ha vissuto».
Corriere del Trentino