«Abbiamo iniziato in un luogo dove un tempo di giorno volavano i dirigibili e di notte li riparavano. Abbiamo sempre pensato che da qui avremmo potuto far volare le idee»: Alberto Bovo e Sandro Manente festeggiano i 40 anni di un sodalizio che si chiama Hangar Design Group, nato proprio all’interno di due vecchi ricoveri per piccoli dirigibili nella campagna trevigiana, a Mogliano Veneto. È qui che nel 1980 i due architetti, appena usciti dall’Università IUAV di Venezia, hanno cominciato la loro carriera, pensando all’architettura come un’attrezzatura per dare forma alle visioni d’impresa.
«Siamo un’agenzia di comunicazione», dicono semplicemente. Eppure, dall’interior design al packaging, dalla branding strategy alla grafica editoriale e pubblicitaria, la ragnatela creativa di Bovo e Manente è riuscita a dispiegare un vero e proprio «design integrale». «Il fatto di mettere a valore tanti linguaggi diversi sembrava un limite o una follia, in un mondo dove dominava una cultura specialistica», racconta Alberto Bovo. E invece è stata proprio quell’idea di comunicazione a tutto tondo, espansa, multidisciplinare, a prendere nel tempo il sopravvento e a diventare cifra del contemporaneo: «Per noi qualunque cosa è materiale per comunicare», sottolinea Sandro Manente.
Nel frattempo, l’Hangar di Mogliano Veneto si è moltiplicato, aprendo sedi a New York (nel mitico Flatiron Building), Milano e Shanghai. In ognuno di questi luoghi, la strategia di Bovo e Manente è sempre stata quella di costruire ascolto e alleanze, tessere relazioni, assorbire e reinventare.
Per celebrare questi quattro decenni di attività, i due hanno prodotto un film (Hangar Reloaded, regia di Daniele Barraco, 54’) presentato i giorni scorsi al Teatro Goldoni di Venezia e hanno dato alle stampe un catalogo (Hangar Design Group. Compendium, a cura di Francesco Zurlo, Rizzoli, pagg.438). Con il film hanno provato a far emergere lo spirito e le radici dello Studio: «Abbiamo cambiato mille volte, ma l’Hangar di quarant’anni fa è rimasto intatto, anzi si è dimostrata una visione vincente». Nel catalogo hanno raccolto mille progetti realizzati, in tutti i settori e con centinaia di imprese. Per Ferrarelle, ad esempio, nel 2006 hanno disegnato una bottiglia semplice ed elegante, col marchio impresso in verticale e una leggera increspatura; al Gruppo Fazzini tra il 2017 e il 2020 hanno curato l’immagine e il raffinato store nel quartiere Brera di Milano; per la Peggy Guggenheim Collection sono tra i protagonisti della rete Intrapresae che sostiene la casa-museo. A Shanghai, per la taiwanese Acera hanno firmato una serie di innovativi contenitori di té in una speciale ceramica, dei travel mug diventati un’icona per i giovani cinesi cosmopoliti. Nel 2011 è arrivato il Compasso d’Oro, «il progetto che forse ci ha emozionato di più»: una piccola e lussuosa casa mobile, un’architettura effimera ideata per l’azienda altoatesina Pircher Oberland.
«Le imprese hanno sempre un problema di fondo quando si rivolgono a noi: riconoscere la bellezza di ciò che producono. È una bellezza che spesso non riescono a vedere o magari non sanno neppure di avere».
Hangar fa un bilancio di questi primi 40 anni nel momento in cui la pandemia ha riscritto ogni cosa e mette alla prova tutti. Cambiano gli spazi di lavoro: «Sarà sempre più il cloud il luogo dove riporre ogni cosa». La velocità: «Bisogna essere flessibili, empatici, pronti ai cambiamenti. In questo senso le micro e piccole imprese hanno di che insegnare ai grandi gruppi». Il senso delle cose: «Le imprese ci chiedono di trovare un senso a ciò che fanno, in un mondo sempre più complesso. Anche se ti chiedono solo una grafica, la domanda di fondo è sempre un’altra: non sappiamo dove andare».
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