Baselitz riapre Palazzo Grimani

Dove un tempo c’erano i ritratti di dodici Grimani, stretti in raffinate cornici di stucco lavorato a guisa di foglie d’alloro, ora scorrono altrettanti volti per mano di Georg Baselitz. Si può chiudere gli occhi e immaginare quei dodici Grimani, famiglia tra le più potenti della Serenissima, osservare chi si affacciasse all’uscio del portego, il grande salone che si apre alla fine della scalinata nel Palazzo a Santa Maria Formosa. Il loro sguardo serio, la posa autorevole, le fogge eleganti dei vestiti avranno sicuramente suscitato timore a chiunque. Andati perduti nel tempo, le specchiature alle pareti sono rimaste vuote. Ora che il Palazzo sta vivendo una nuova vita, era giusto far tornare altri dodici volti.

Georg Baselitz, il grande artista tedesco, ha creato appositamente una carrellata di crani e di sguardi da leggere attraverso i segni, le macchie, i colori vivaci. Chi li guarda non sentirà più timore, piuttosto stupore, lo stesso che si prova attraversando ogni sala di questo edificio.

Dopo una lunga stagione di incertezza, la gestione di Palazzo Grimani sembra aver messo a fuoco un progetto organico. Due anni fa la sistemazione e il ritorno delle statue antiche che appartenevano alla famiglia Grimani e diventate poi patrimonio del Museo archeologico; ora un secondo stralcio di lavori nella seconda ala, prospicente il rio di San Severo, con il restauro delle sale, l’allestimento di 31 nuove statue classiche, oltre a lavori di illuminotecnica e impiantistica. E infine la commissione (in alleanza con Gagosian) a Georg Baselitz, che ha progettato un intervento site-specific, con 24 tele e 4 opere scultoree.

Un’operazione resa possibile dalla sinergia tra Daniele Ferrara, direttore regionale dei Musei Veneti del MIC, che ha la responsabilità del palazzo veneziano, e Toto Bergamo Rossi, alla guida della Fondazione Venetian Heritage. «Un modello di intervento pubblico-privato, che permette di lavorare su una visione d’insieme e con uno sguardo lungo, raccogliere fondi e gestirli in modo puntuale ed efficiente», sottolinea Bergamo Rossi. In questo modo, con 500 mila euro di finanziamenti raccolti, è stato possibile completare la seconda fase dei lavori, seguendo una bussola condivisa. «E mantenendo una coerenza di progetto in ogni azione – sottolinea Ferrara – Dai dettagli nel restauro al lavoro dell’artista invitato: ricordiamo che in questo palazzo era tradizione avere artisti in residenza».

E così Palazzo Grimani non ospita una mostra di Baselitz, ma incorpora l’artista, sembra mangiarlo e assorbirlo come fosse sempre stato là. Per crederci, si può andare a visitarlo dal 20 maggio fino al 27 novembre 2022. L’artista 83nne li ha dipinti con la sua tecnica a stampa: lavora su una tela e, con il colore ancora fresco, ne appoggia una bianca e la preme sopra, poi getta l’originale e tiene la seconda che poi è quella che vediamo. Questo ciclo pittorico di 12 opere lo ha intitolato Archinto, per via del ritratto che Tiziano ha realizzato nel 1558 al Cardinale Filippo Archinto, ora conservato al Metropolitan Museum of Art di New York. In realtà, Tiziano ha realizzato anche una seconda versione, custodita al Philadelphia Museum of Art, un ritratto identico dove però ha aggiunto un tendaggio leggero che copre metà della tela. Un’immagine enigmatica e un gesto pittorico inusuale: Baselitz ne è quasi ossessionato e al Grimani ne ha fatto un controcanto immaginifico al suo progetto espositivo, accompagnato dal curatore Mario Codognato.

Baselitz muove ogni stanza: le nere sculture in bronzo, che evocano corpi stessi o in torsione; le figure commoventi capovolte a testa in giù (come ci ha abituato l’artista fin dal 1969), che ci inseguono con le loro orme nere ed ocra o aranciate o bluastre, come un’umanità afona e consunta. Stanza dopo stanza, là dove è un trionfo di stucchi, grottesche, marmi e busti, lo sguardo di Psiche e il Camerino di Callisto, laggiù, fino a incontrare “Dioniso e il Satiro”, languidamente abbracciati nella Sala del Doge.

Corriere del Veneto

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