La rivista Time l’ha indicata tra «i dieci leader della prossima generazione» nel mondo: Ofelia Fernández sorride, «mi ha emozionato tanto, racconta a IL, non conosco gli altri, hanno percorsi e contesti diversi, ma voglio stare in contatto con tutti loro. Perché non è tanto un riconoscimento personale, ma a una generazione, la nostra».
Chi è Ofelia Fernández? Argentina, una radice familiare italiana a Santo Stefano Roero, nel Cuneense. Ha vent’anni, una forza che trasborda la sua esile figura, eletta nel novembre scorso deputata al Congresso della città di Buenos Aires, trascinata dalla ola verde, il grande movimento femminista. E’ la più giovane deputata dell’America Latina. Sempre in prima fila, attivista da quando ne aveva 14 e già faceva tremare la scuola con la sua oratoria e la capacità di mobilitare i coetanei. Chiquita y peleona, le dicono, piccola e attaccabrighe.
Il debutto al Congresso è stato a marzo, alla vigilia di una quarantena finita solo l’8 novembre, tanto che tutti qui la chiamavano cuareterna. Il paese è allo stremo. Schivata la bancarotta ad agosto, il 40% degli argentini è scivolato sotto la soglia di povertà.
Ofelia in questi mesi ha trasformato il living di casa dei genitori nella base per impulsare la più ampia agenda sui diritti civili della regione. Da quel living e col suo staff di ventenni ha presentato ben 90 progetti di legge: l’educazione sessuale e di genere, il diritto alla salute, le connessioni internet e digitali per tutti, il diritto a un’alimentazione sana nelle scuole pubbliche, il sostegno alle cooperative rurali e all’agricoltura urbana, il blocco degli sfratti, la protezione e l’inclusione delle persone transgender, solo per citarne alcuni. E poi vuole tenere alta l’attenzione a livello nazionale «per strappare finalmente la legge per un aborto legale, gratuito, universale», la stessa che per un soffio non è passata l’anno scorso. «C’è un blocco conservatore, di destra e di sinistra, che non vuole fare i conti con il debito storico di questo paese verso le donne e la salute pubblica».
Ofelia è stata eletta nelle fila del Frente de Todos, la coalizione peronista che a livello federale ha vinto con il ticket di Alberto Fernández e l’ex-presidente Cristina Kirchner, ma che non ha strappato il governo della metropoli porteña. Non la spaventa: «Stare qui ha un senso se fai entrare la società civile». L’ha imparato nel movimento femminista: «le proteste dell’anno scorso sono state un’arena di educazione civica a cielo aperto». Se le si chiede a quale figura politica si sente più ispirata, le brillano gli occhi: «Alexandria Ocasio-Cortez». Ma, aggiunge, «non c’è un modello, dobbiamo costruirlo da soli».
Il suo volto è così conosciuto da diventare anche il bersaglio di una campagna di odio senza freni, soprattutto nelle reti sociali, le stesse che lei usa con la disinvoltura con cui conosce ogni strada di Baires. Riceve insulti e minacce ogni giorno. Le chiediamo se ha paura: «Sì, ce l’ho. Non posso nasconderlo e in alcuni casi, quelli più seri e gravi, mi sono rivolta alla magistratura. Però non voglio che la paura mi limiti. E comunque, a parte piccoli gruppi violenti, devo combattere anche contro certi toni paternalistici, soprattutto quando ti dicono “sarete il futuro”, che poi è solo un modo per zittirti. No, io voglio parlare del presente, lo devo fare ora». E il suo, di futuro? «Mi sono iscritta a giurisprudenza, ma tra la pandemia e il Congresso mi è tutto difficile. Voglio seguire il mio mandato al meglio e verificare in corso d’opera gli obiettivi, i limiti e le possibilità. So che bisogna avere audacia e ascolto».
IL / il Sole 24 Ore