Ivo Pavone, i sogni da un fumetto

E’ uno dei più importanti disegnatori di comics, anche se lui si schermisce e dice che no, «sono stato solo un testimone dei grandi del fumetto». Ivo Pavone ha alle spalle almeno 23 mila tavole, «ma ne saranno rimaste non più di 2 mila. Il resto è andato perduto o disperso».

Ora, mentre in Francia lo celebrano con una serie di volumi (edizioni Hollywood Comics), Ivo Pavone si è deciso, a quasi 91 anni, a organizzare la sua prima mostra. La Galleria delle Cornici di Luigi Sepe, al Lido di Venezia, dal 29 agosto al 4 settembre darà un assaggio di quella che lui stesso ha intitolato Una vita da fumettaro.

Dalle sue mani è uscito il Novecento a fumetti fin da quando, nel lontano 1945, è nel gruppo di Asso di Picche, con Alberto Ongaro e Hugo Pratt. I tre, assieme a Mario Faustinelli, si ritrovano in Argentina nel 1951: «Cesare Civita, socio di Mondadori, fugge nel 1938 negli Usa, a causa delle leggi razziali e Walt Disney gli affida le edizioni sudamericane. La sua agente a Milano, la signora Finzi, gli segnala i nostri lavori: lui li pubblica nella rivista Abril ed è gran successo. Allora ci chiama tutti a Buenos Aires».

In Argentina c’è rimasto fino al 1962, Ivo Pavone. «Gli anni migliori», dice, che gli hanno lasciato pure uno spiccato gusto per il grottesco. Decisivo l’incontro con Héctor Germán Oesterheld e le sue mitiche riviste “Hora Cera” e “Frontera” e la storia più profetica, “El Eternauta”.

Sergio Bonelli una volta ha scritto: «Per me tutto è cominciato con questo»: era Verdugo Ranch, ideata proprio da Oesterheld e disegnata da Ivo Pavone. La sua firma la si trova su una folla di personaggi, Pecos Bill e Judas e Gingo e in decine di riviste, dal Corriere dei Ragazzi a Playboy, Lancio Story e Skorpio.

L’immaginario? Prima di tutto il western, «la quintessenza dell’avventura», dispiegata su carta «pensando a far sognare i ragazzi: oggi i graphic novels parlano soprattutto agli adulti, ma gli adulti non sognano».

«Non sono un gran disegnatore», ripete, schivo com’è. Eppure, un giorno a Lucca Comics gli si è avvicinato Juan Giménez, il famoso fumettista argentino. «Mi ha detto: quanto ho sognato con le tue tavole».

il Venerdì

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