Christian Fogarolli. Di arte e di manicomi

Ha girato negli ospedali psichiatrici di dieci città europee. E’ stato con medici e pazienti, ha discusso e lavorato con loro, si è lasciato abitare dalle loro storie e raccolto materiali e immagini. A sua volta ne ha creati altri. Christian Fogarolli ha così dato forma a Pneuma, un lavoro di scavo nei luoghi della dimensione psichica, che mette insieme una drammaturgia di materiali: installazioni ambientali, sculture in vetro, creazioni filmiche e pezzi fotografici.

Ora l’artista trentino è pronto a presentare la sua ricerca artistica a Berlino. «E’ prevista il 20 marzo, ma sarà una presentazione stranita – dice – A causa delle misure contro l’epidemia la mostra verrà aperta negli spazi di STATE Studio senza inaugurazione e si potrà visitare solo su appuntamento, con ingressi contingentati».

Come dire: la stessa messa in scena pubblica si ritrova in un terreno alterato della realtà. Per un’amara coincidenza, già il titolo, Pneuma, rimanda alla contingenza clinica, anche se è stato scelto un anno fa quando Fogarolli ha presentato il progetto al Ministero per i beni e le attività culturali, obiettivo il programma Italian Council. Per di più, l’evento espositivo si apre in un momento in cui sono saltate tutte le relazioni sociali, è d’obbligo l’isolamento, sono vietati i contatti, gli abbracci, sono normate le distanze e le uscite. Tutti comportamenti che in un altro momento sarebbero considerati disfunzionali o clinici. E così, in questo stato di eccezione, «il progetto ha assunto involontariamente una smaccata attualità – racconta – D’altra parte proprio in questi giorni vengono alla luce le prime prove scientifiche per cui lo stesso virus è in grado di attaccare persino il sistema nervoso centrale».

Qualunque cosa sia, tutti sappiamo comunque che nell’alterazione dell’ordine delle cose, il cosiddetto “disagio mentale” è una metafora permanente. Non è un caso che l’artista abbia fatto partire tutto da due documenti normativi, «la legge Basaglia del 1978 e la Dichiarazione di Helsinki del 2005, usandoli come punti fissi», quasi delle bussole che l’artista ha seguito nel suo viaggio immersivo.
Christian Fogarolli, classe 1983, una laurea in Conservazione dei Beni Culturali a Trento e un master in diagnostica delle opere d’arte a Verona, è uno dei migliori artisti della sua generazione. Ha esposto in decine di prestigiose occasioni in tutta Europa ed è rappresentato da una delle migliori galleriste veneziane, Alberta Pane, che ha una sede anche a Parigi.

«Da sempre il rapporto tra arte e medicina mi ha affascinato». E il rapporto con gli archivi, con la rappresentazione obliqua della realtà, marca la sua ricerca artistica. Due anni fa, ad esempio, incrociando i dati delle cartelle cliniche di Pergine Valsugana e Praga, ha ridato un nome a ciascuno dei 44 pazienti dell’ex-ospedale psichiatrico trentino, trasferiti dagli austriaci durante la prima guerra mondiale nella città ceca, per trasformare la struttura in ospedale da campo. Una storia finita completamente nell’oblio, che lui ha riportato alla luce con un’operazione di ricostruzione storica e una coreografia poetica della memoria e della dignità della memoria.

Ora torna sui luoghi della detenzione psichica, utilizzandoli come reagente per leggere la realtà. «Trieste, capitale della rivoluzione di Franco Basaglia, è tuttora una fonte di ispirazione in giro per l’Europa – racconta l’artista – Molti provano a rifarsi a quell’esperienza, come a Gand, in Belgio, dove è continuo il rapporto tra terapia, socialità e arte contemporanea. Poi penso a Bucarest, che è l’altra faccia della medaglia, dove Basaglia non è ancora arrivato».

Proprio nella capitale rumena, al MARe Museum, dovrebbe approdare la seconda tappa della mostra, prevista il 24 aprile, data che potrebbe slittare per l’epidemia in corso e l’impossibilità di viaggiare. A maggio invece toccherà allo Schwarzescafé della Luma Westbau, nel Löwenbräukunst di Zurigo. E nel 2021 di sicuro al MAMbo, il museo d’arte contemporanea di Bologna, che poi inserirà l’intero lavoro di Fogarelli nella collezione permanente.

A fine progetto è previsto un catalogo che raccoglierà, oltre a saggi di personalità del mondo medico e artistico, anche una serie fotografica inedita a documento del processo creativo e di ricerca condotto in questi lunghi mesi. Inoltre, una serie di laboratori, seminari, conferenze e screening (Pneumoevents) saranno ospitati dalle istituzioni e i centri internazionali che hanno collaborato come partner.

Corriere del Trentino | RCS

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