Dodici gabbiette bianche per uccelli appese al soffitto, in ognuna un piccolo altoparlante. Quando ci si avvicina, si sente un breve suono indistinto e rapido. Poi, quando tutti questi cinguettii si sintonizzano, compare chiaramente la voce di qualcuno che racconta, una voce nitida. Cosa ricostruisce il nostro cervello fra tutto ciò che sentiamo? E come ne dà senso? Quanto influiscono le variabili di tempo e spazio?
E’ quello che si chiede con le sue gabbiette Nye Parry, sound designer inglese, autore di grandi installazioni sonore. La sua «Significant Birds» è una delle 18 opere che compongono Ilusion. Nothing is as it seems, la prima esposizione che la Science Gallery presenta a Venezia negli spazi dell’Università Ca’ Foscari (fino al 4 aprile).
E, ancora: passiamo di fronte a uno specchio, ma la figura che ci rimanda è il volto di un animale. I neuroni della superficie riflettente ricostruiscono una immagine altra di noi, eppure familiare, come fosse capace di rappresentare quello che sentiamo in quel momento. Cosa vediamo esattamente? Karolina Sobecka, polacca di stanza negli Usa, ci depista e ci ipnotizza, con le sue creature uscite dalle tecniche di design interattivo.
Una piattaforma scientifica internazionale e un’istituzione accademica ci chiedono di fare i conti con le illusioni prodotte dalla tecnologia e messe in forma dall’arte. Neal Hartman, il direttore della Science Gallery di Venezia ha molte più domande che risposte: «Dovremmo chiederci: la tecnologia ha reso le cose più chiare o ha confuso le linee di demarcazione tra realtà e finzione? La realtà è davvero come ci appare?». Quella di Venezia è l’ottava stazione in giro per il mondo creata dalla Science Gallery, l’hub di scienza e arte nato nel 2008 per iniziativa di Michael John Gorman (e con il sostegno di Google.org), docente di Creative Technologies al Trinity College di Dublino.
Ogni sede è legata a un ateneo e si propone di coinvolgere un target di giovani tra i 15 e i 25 anni, spingendoli a esplorare i risvolti umani della dimensione scientifica. Lo stesso Neal Hartman incarna lo spirito della Science Gallery: ingegnere meccanico a Berkeley e un master in cinema, ricercatore al Cern e direttore di Cineglobe, il festival di cinema scientifico di Ginevra. «I miei migliori colleghi al Cern erano artisti», avverte. «D’altra parte, artisti e scienziati hanno in comune la tensione a esaminare il mondo, reale o immaginato». E aggiunge: «Il punto vero è dubitare».
Erica Villa, biologa a capo della programmazione didattica della Science Gallery lagunare, ci accompagna tra opere cinetiche e creazioni multidimensionali di luce e neuroni, effetti ottici e organismi tipografici e mitocondri digitali che si arrampicano ai corpi che si avvicinano come se avessero vita propria. «Una mostra apparentemente semplice, ma non rassicurante – dice – Di fronte ad ogni opera, la risposta all’inganno è spiegata, eppure si continua a rimanere perplessi». La trama è quel continuo inciampo di illusioni ottiche, meccaniche, virtuali e cognitive, che poi è la sostanza della realtà.
«Si può pensare che la tecnologia sia la chiave, ma è solo uno strumento che nelle mani di un artista amplifica la visione o ci porta a vedere altro», continua il direttore. La realtà deformata permette di visitare l’incognito. E il fatto di stare dentro a meccanismi di illusione, ci fa leggere i confini della scienza: «Siamo iperconnessi, la tecnologia sembra così potente e la scienza capace di spiegare come mai prima d’ora, eppure la maggior parte della gente vive una sensazione di insicurezza e ha reazioni di rifiuto». E come si spiega? «Credo dipenda dal fatto di sentirsi incapaci a gestire mezzi e cambiamenti. L’illusione ci inquieta e ci ammalia. Non a caso è l’origine della magia ed è contigua alla scienza».
Quale sia la frontiera dell’illusione su cui lavora il mondo scientifico è altrettanto conturbante: «Il limite che valicheremo sarà quando il virtuale sarà l’esatta replica del reale e ne saremo così immersi da non riuscire a distinguerli. Molto più di Matrix, dove la connessione era immaginata meccanica. Ad essere interamente connessi saranno i nostri sensi. Allora, sì, l’illusione sarà completa».
La Stampa