Il palazzo sulla cortina di ferro

L’ingresso a palazzo è una delle porte antiche della città. Quella che dà a sud-ovest, verso il Carso. Da lì l’edificio si allunga, da una parte all’altra, come due braccia aperte. Passate le vecchie scuderie, ci si ritrova in un giardino cinquecentesco realizzato su disegno persiano. Palazzo Lantieri si conosce fin dal 1350 e da sempre è chiamato Schönhaus, la più bella dimora della città.

Siamo a Gorizia. Un tempo era uno dei centri vitali degli Asburgo, la porta girevole verso l’Adriatico e i Balcani. Conquistata dagli italiani in un bagno di sangue, poi è stata sequestrata dalla retorica fascista. E infine si è ritrovata orlo della cortina di ferro, la città divisa tra Est e Ovest più famosa dopo Berlino. Oggi Gorizia sembra sentire il gusto drammatico ed esotico della Storia. E la Storia, qui, passa necessariamente per Palazzo Lantieri.

«Ho passato molti anni all’estero e quando mi chiedevano di dov’ero non sapevo come spiegarlo». Carolina Lantieri vive qui. O meglio: la contessa Carolina Maria Clara Dorothea Antoinette Lucia Angela Levetzow-Lantieri. Vale a dire un concentrato di aristocrazia che pochi in Europa possono vantare. Anche il marito non è da meno: Niccolò Piccolomini Clementini Adami, alta nobiltà senese, due Papi all’attivo, Pio II e Pio III.

«Siamo una famiglia europea», dice la contessa. «Mia madre era tedesca, una nonna francese e un’altra russa, mio padre italiano, aiutante di campo di Umberto I e suo padre, che si vede qui nel dipinto con l’uniforme da ulano, di una famiglia tra Danimarca e Nord Meclemburgo».La storia dei Lantieri risale a più di un millennio fa. Si sa che Landarius diventò Duca del Friuli nel 673, ma è probabile che la famiglia discenda da Lanterio, Marchese d’Istria nel 932. Baroni e Conti del Sacro Romano Impero, per stemma tre stelle e una mezzaluna più l’aquila nera ghibellina e poi un lungo elenco di titoli, compreso quello di Dama delle Imperatrici d’Austria.

Il passato prossimo e quello remoto si confondono spesso parlando nel salotto azzurro di Palazzo Lantieri. Nel 1450 il figlio cadetto dei Lantieri de’ Paratico si insediava primo podestà di Lubiana. Risale al 21 ottobre 1505 l’acquisto del palazzo goriziano allora di proprietà di Antonio Pozzo, il medico di corte che un anno prima l’aveva ricevuto in eredità dall’ultimo conte di Gorizia morto senza eredi. Una storia di storie.

I Lantieri comunque ci abitano da allora. «Mio padre l’ha inserita nel Consorzio regionale delle dimore storiche e ha continuato una tradizione secolare di ospitalità. Alla sua morte ho pensato che dovevo fare un passo in più». Dunque: visite guidate («io stessa e mio marito facciamo da guide»), concerti, eventi, tre camere degli ospiti gestite in B&B («siamo nella guida Sawday’s»). Ottomila metri quadri tutti da assaporare.

Maria Teresa Carlotta, detta Madame Royale, la figlia di Luigi XVI e Maria Antonietta, nel suo peregrinare dopo la Rivoluzione si rifugiò anche qui. «E qui tutto parla del passato, ma poco del futuro: allora, dal 2003, ho cominciato a invitare decine di artisti internazionali». Il primo è stato Jannis Kounellis, affascinato da un confine che evaporava. Poi alzando gli occhi al soffitto del salone delle feste si scopre che è coperto da un’opera di Michelangelo Pistoletto. «Grazie a loro ho guardato con altri occhi la mia stessa casa». E la città come ha reagito? «Speravo iniziasse una stagione nuova per Gorizia, ma il fermento e la vitalità che arrivavano dall’Est non hanno fatto fare il salto. Eppure, ha un potenziale enorme, se solo ricordasse com’era un tempo».

In realtà, Gorizia sembra vivere un miracolo turistico. Secondo i dati della Regione, solo nei primi 10 mesi del 2018 la città già registrava il 30% in più rispetto all’anno prima. Stiamo parlando di quasi 500 mila arrivi e di quasi 6 milioni di presenze. La maggior parte sono austriaci, tedeschi, cechi e americani. E così un angolo buio della cortina di ferro si è riscoperto attraente, anche grazie alle colline vinicole, il festival èStoria, le piazze curate, il castello che domina i palazzi color pastello in un’atmosfera vagamente asburgica.

Il palazzo ha vissuto tutto. E’ finito sotto i colpi dell’artiglieria italiana nel primo conflitto, invaso dai partigiani titini alla fine del secondo: «Per far fuoco hanno usato un’intera collezione antica di tappeti e tele». I Lantieri sono sopravvissuti agli eventi: «Quasi tutte le nostre proprietà erano di là dal confine e sono finite espropriate. La vera residenza di famiglia era a Rifembergo (Branik in sloveno), a 19 km da qui. Eppure mio padre non ha mai avuto una parola ostile. Poteva avere nostalgia, ma aveva il senso della Storia e dei fatti che la scandiscono».

Il senso della Storia per i Lantieri è cronaca familiare. «Da piccola accarezzavo i capelli lunghissimi e bianchi di nonna Clementina e le chiedevo di parlarmi di Sissi: l’imperatrice veniva spesso per riposarsi, usciva la mattina a cavalcare e indossava abiti ungheresi proibiti a corte». Un secolo prima, invece, Federico Lantieri riceveva da Maria Teresa d’Austria la carica di «Supremo Falconiere della Carniola e Marca Slava». Aveva un proprio reggimento di Corazzieri e anche lui era amante delle arti: Rosalba Carrera, invitata a palazzo, ritrasse tutta la famiglia.

Nel salotto rosa, la contessa guarda il divano: «Qui invece si sedeva Carlo Goldoni: accompagnava suo padre, che è stato il nostro medico di famiglia».

il Venerdì

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