L’eremita sceglie la fuga o abita una ribellione? E quando la città cresce tutto attorno al suo rifugio, viene sconfitto o si rivela irriducibile? L’artista francese Caroline Mesquita (1989) si misura col dubbio, aprendo un terreno narrativo (la storia di un eremita che va a vivere nei pressi di una sorgente a Milano) e architettando una visione.
Ecco La Casa dell’Eremita sul Naviglio, ospitata dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro fino al 31 ottobre (via Vigevano 9, fondazionearnaldopomodoro.it). Mesquita realizza l’eremo con la beola chiara, la stessa pietra che ricopre l’edificio della Fondazione e lo attrezza con un tubo per l’acqua piovana, un comignolo e oggetti in rame e ottone scelti nella Fonderia Nolana del Giudice di Napoli. L’opera sa suscitare tutto il silenzio e l’inquietudine che si confà a un luogo isolato e disabitato e ci interroga sulla natura delle cose e sulla forza dei gesti.
La regia è di Cloé Perrone, all’interno di Project Room 2019 rivolto ad artisti under 40.
la Lettura