«A maggio si sono registrati 13 mesi senza importazioni di greggio, il che non succedeva dal 2012». Festeggiano a Buenos Aires nelle sale del ministero per l’energia. E sfornano dati: «La produzione di gas è aumentata del 7,6% rispetto allo stesso mese del 2018 e quella di petrolio di un 4,2%». Il sogno dell’Argentina Saudita agita un paese frastornato dalla crisi economica e con roventi elezioni alle porte.
Tutto gira attorno a Vaca Muerta. Sono là le chiavi del sogno: 35 mila chilometri quadrati, tanto quanto è grande il Belgio. A ridosso del Cile, a cavallo delle province di Neuquén, Rio Negro, La Pampa e Mendoza: là sotto si stima ci siano tra le più grandi riserve di gas e petrolio non convenzionali al mondo. “Non convenzionali” significa che necessitano di tecnologia di fracking, la stessa su cui hanno scommesso Canada e Stati Uniti. Ma qui siamo in Argentina e le carambole economiche e politiche riportano sempre alla realtà.
Protagonista è la YPF, la petrolifera di stato, che fin dall’inizio ha fatto una stima: 27 mila milioni di barili equivalenti, per la maggior parte petrolio. Subito un accordo con la Chevron e da lì altre joint-venture con Pan American Energy, Shell, Exxon, Total, solo per citarne alcune. Le ultime che ci hanno messo gli occhi sono la Qatar Petroleum e la malese Petronas. La più attiva sul campo, l’italo-argentina Techint.
Eppure, non tutto va come previsto. La crisi sferzante e la stretta alle spese chiesta dal FMI in cambio dell’enorme prestito da 57 miliardi di dollari hanno abbassato l’entusiasmo degli investitori. Un recente rapporto della IEEFA, società internazionale di analisi finanziaria, ha elencato i nervi scoperti di Vaca Muerta: «riduzione dei benefit fiscali, infrastrutture deboli, mancanza di risorse idriche (necessarie per l’estrazione), instabilità politica e un gruppo imprenditoriale argentino finanziariamente debole». Non devono averla presa bene alla Casa Rosada, dove si aspettano entro il 2025 investimenti per oltre 20 mila milioni di dollari.
A questo si sommano le proteste ambientaliste sempre più forti: Greenpeace ha presentato una lunga lista di reati ambientali, per inquinamento, sversamenti e discariche illegali, mentre la Ong Sismologia Chile ha documentato 82 temblores solo nei primi 15 giorni di marzo. E le comunità locali, da sempre poverissime, con una forte presenza mapuche, denunciano la mancanza di servizi di base, scuole, ambulatori, le fognature e le case. Qui sono dieci anni che promettono l’arrivo di 30 milioni di dollari solo per la cittadina di Añelo, mai arrivati. Il sogno saudita dell’Argentina, insomma, luccica ancora da lontano.
IL / Il Sole 24 Ore