«L’immaginazione, che si rende comunicabile con l’esercizio grafico, è il vero momento nativo, del comporre-progettare»: così sostiene da sempre Franco Purini. Il disegno, dunque, come «luogo privilegiato, nonché primario, del pensiero architettonico».
Ecco allora che nella sede dei Tolentini dell’Università Iuav di Venezia, va in scena L’invenzione di un linguaggio. Franco Purini e il tema dell’origine, 1964-1976, a cura di Roberta Albiero e Laura Thermes, con la collaborazione di Teresa Ianni (fino al 30 ottobre, iuav.it)
Il fuoco sugli anni ’60 e ’70 non è casuale. Perché proprio allora, nello scompiglio furioso delle idee e delle pratiche, prende vita quello che lo stesso architetto romano, classe 1941, definisce «un mosaico, a volte indecifrabile, di prospettive culturali».
E così attraversiamo un mondo che sembra onirico, ma è molto razionale. E le utopie si avvolgono in desideri intimi. Le forme si fanno bellezza, fino a stringersi nel rigore del costruito. La battaglia è giusto prima: nelle origini. In principio.
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