Assaggio di cinema futurista

Volevano cimentarsi con un cinema «antigrazioso, deformatore, impressionista, sintetico, dinamico, parolibero». Così si legge nel «Manifesto della Cinematografia futurista» del 1916. Dei primi esperimenti tra gli anni ’10 e ’20 ci è rimasto ben poco, come Thaïs di Anton Giulio Bragaglia (1917). Della seconda onda futurista, l’unica copia di Troppo tardi t’ho conosciuta di Emanuele Caracciolo (1940) è stata trovata per caso, solo 16 anni fa, nella cantina di un vecchio cinema di Cuneo.
In omaggio a quella stagione di fermento, la Casa d’arte futurista Depero (che fa parte del Mart di Rovereto) assembla una raffinata «piccola mostra documentaria», come la definisce Nicoletta Boschiero, che se n’è presa cura assieme a Federico Zanoner. Come un film. Il cinema post futurista degli anni ’30 (fino al 20 ottobre, mart.trento.it), raccoglie fotografie, lettere e riviste, oltre agli spezzoni filmici. E poi indaga la curiosità con cui anche Fortunato Depero guardava all’arte cinematografica che allora dispiegava le ali.

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