Vignola, la rocca del contemporaneo

Sulle origini della Rocca si sa molto poco. Al tramonto dell’epoca carolingia e sotto le incursioni degli Ungari, ovunque sbucavano fortificazioni nel tentativo di proteggere i centri abitati dell’appennino emiliano. Si sa di più su come poi sia diventata una dimora rinascimentale sontuosa. La Rocca in questione è il castello che domina Vignola, nel modenese.

Di proprietà dal 1965 dell’allora Cassa di Risparmio e passata 33 anni dopo in dote alla Fondazione di Vignola, la Rocca è sempre stata uno dei fiori all’occhiello del patrimonio storico della regione. Ora si appresta a fare un salto, lasciandosi vibrare dall’arte contemporanea. Per un intero anno, infatti, vi si muoveranno alcuni artisti italiani. Si tratta di Marina Fulgeri, Sabrina Muzi, Alessandro Moreschini, Linda Rigotti e Giorgia Valmorri. Saranno loro, grazie a quattro interventi site-specific, che misureranno la vitalità di questa roccaforte antica. 

Ora più rada ora più densa. Architetture dell’immaginario è il progetto che viene inaugurato il 5 luglio (ore 19) e si proietterà fino al 20 aprile del prossimo anno: promosso proprio dalla Fondazione, è curato da Lucia Biolchini, curatrice e registrar, che è tornata da alcuni anni a vivere a Vignola e proprio qui ha aperto una sua galleria vivacissima (Dislocata).

Il progetto, che prende il nome da un passaggio di Italo Calvino ne Le città invisibili, «vuole mettere alla prova le grammatiche di arte e architettura – racconta Biolchini – e la capacità di generare, nel loro incontro, un’altra visione, un altro luogo». Come dire: non sarà solo una rassegna, né un set per gli artisti dove mostrare le proprie opere. «Ma un vero progetto di valorizzazione urbana con strumenti nuovi, che leggeranno la Rocca come mai prima d’ora».

La Fondazione di Vignola sembra voler scommettere sull’economia della bellezza, sottolinea la Presidente Carmen Vandelli: «siamo di fronte a un unicum, dove antico e moderno dialogano in armonia dimostrando che strutture medioevali e arte attuale si arricchiscono vicendevolmente».

La prima artista a misurarsi con questa sfida è l’emiliana Marina Fulgeri (5 luglio – 8 settembre) che si muoverà su una scala cromatica essenziale e potente, occupando la facciata su Piazza dei Contrari, dove campeggeranno otto stendardi «non più simboli del potere ma il potere emozionale dei colori». Nella Rocchetta, nata come deposito di armi e vettovaglie, il pubblico sarà chiamato a dar vita un ritratto collettivo. Nelle Sale dei Leoni e dei Leopardi otto monoliti luminosi accelereranno il battito della memoria.

Dal 21 settembre al 10 novembre, sarà la volta di Sabrina Muzi, marchigiana, che qui comporrà una sorta di abbecedario del paesaggio, occupando la Sala delle Colombe (con un’opera che sgorga dal camino), la Sala del Padiglione (con una scultura di carte sospese) e una proiezione nella Sala dei Cani.

Il terzo progetto è firmato dal bolognese Alessandro Moreschini: un video in cui il pubblico verrà chiamato a prendere parte nella Sala degli Anelli, mentre in quella delle Colombe potremo ammirare la sua pittura sofisticata (14 dicembre – 2 febbraio). A chiudere sono chiamate Linda Rigotti e Giorgia Valmorri, trentina la prima e cesenate la seconda: nella Sala del Padiglione allestiranno una tenda delle meraviglie e tra disegni, piccole sculture, luci, giochi, maschere, profumi e stoffe si aprirà, promettono, «un luogo accogliente, magico, trash, onirico, naif».

Vignola, insomma, sarà teatro di un progetto ambizioso, che cerca di ascoltare Italo Calvino: quella città «ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla».

il Corriere di Bologna

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