Nei primi anni ’60 alcuni giovani pittori provano a increspare il levigato realismo sovietico. Riprendono alcune tecniche delle avanguardie, sbirciano di là dalla cortina, impastano malinconia, si innamorano del neorealismo italiano. Non violano i dogmi, ma in qualche modo spettinano le accademie. Lo chiamano «realismo severo». Nel 1962, il debutto alla Biennale d’arte di Venezia. Uno di loro è Gely Korzhev (1925 – 2012) e da allora attraverserà il Novecento sovietico da protagonista.
Gely Korzhev. Back to Venice è la mostra con cui l’Università Ca’ Foscari di Venezia omaggia il grande pittore russo. A cura di Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, Faina Balachovskaja e Nadezhda Stepanova, è visitabile fino al 9 novembre (unive.it). Negli spazi espositivi dell’Ateneo, torna in scena il famoso trittico di quella storica Biennale (I comunisti). E poi nature morte e tanti corpi, sfregiati dalla guerra, volti nascosti o nudi monumentali, fino alle creature mostruose del presente post-sovietico.
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