Il ponte degli ologrammi di Big Rock

E’ uno di quegli effetti speciali del cinema diventato un cult.  Negli ultimi anni in tanti hanno annunciato di volerlo ricreare davvero, ma solo ora qualcuno sembra proprio esserci riuscito. Parliamo dell’Holodeck, il Ponte degli Ologrammi protagonista di Star Trek – The Next Generation. E chi lo ha brevettato è Big Rock, l’Institute of Magic Technologies come ama definirsi, che ha sede nella trevigiana Roncade.

Il loro Holodeck è già disponibile, per ora, con finalità didattiche. «Lo abbiamo testato alla Scuola Materna di Barbarana, un paese qui vicino», sorride Marco Savini, il fondatore e CEO di Big Rock. Perché? «Perché i bimbi non hanno pregiudizi con la tecnologia né con la dimensione aumentata della realtà». Da settembre sarà operativo nel complesso di H-Farm (che ha da poco acquisito Big Rock) e utilizzato in tutto il ciclo formativo, fino alle superiori. Ma il target vero sono professionisti e progettisti, aggiunge, «che vivono in città lontane e potranno incontrarsi dentro Holodeck». A quel punto la multipresenza virtuale, come nella sala dell’Enterprise, sarà una realtà di uso comune. «E succederà a brevissimo».

Dal 2005 da Big Rock escono specialisti (3 mila ad oggi) di effetti speciali molto ricercati dalle major americane e londinesi. Che sia Fast and furious o Captain America, First man o Aquaman, «oggi possiamo dire che in qualunque film con effetti speciali c’ha lavorato almeno uno dei nostri studenti».

Big Rock è immerso nella campagna: da pochi mesi ha trovato sede in un’antica azienda agricola, che sta subendo un radicale restyling e per ora occupa uno degli edifici. L’ istituto conta 25 insegnanti, 3 master in computer grafica, virtual reality e concept art e 120 studenti ogni semestre, età media tra i 20 e i 24 anni. Il cuore più innovativo della scuola è RED, il centro ricerca e sviluppo: qui testano i nuovi software e lavorano come un vero team di produzione, anche su commissioni esterne, soprattutto spot commerciali per grandi imprese. L’ultima di RED è l’ambiente marino in cui si immergono i viaggiatori del treno sotto La Manica.

E ora Holodeck.  Saliamo nella sala attrezzata con visori e computer. Il programma che viene avviato riguarda il sistema solare. Ci ritroviamo dentro lo spazio. Possiamo entrare dentro gli anelli di saturno, le sonde in viaggio, il sole gigantesco. Un gesto della mano e la vediamo apparire bluastra e così possiamo prendere oggetti e spostarli. Gli altri partecipanti sono presenti ma potrebbero essere in qualunque luogo del “reale”. Non che questo non sia vero, è che è davvero un altro “spazio” in cui ci possiamo muovere.

Tutto il software che anima Holodeck è disegnato qui. «Noi a brevissimo saremo in grado di fornire un kit con visore e portatile e il software da scaricare – ci spiega Savini – Sogno che le scuole di Scampia possano competere con Standford». E così sarà possibile per «tre architetti, uno di Treviso, uno a Buenos Aires e uno a New York entrare in Holodeck per incontrarsi e lavorare su un modello o un loro progetto. Allora sarà davvero quello spazio collaborativo che avevano immaginato i creativi di Star Trek».

Il software infatti sarà disponibile a chiunque e poi uno ci caricherà il proprio programma di contenuti. «L’unico standard che chiediamo è la qualità estetica», continua il fondatore di Big Rock. E ancora: «Nel giro di tre anni siamo pronti a eliminare il visore e a usare dei semplici occhiali».

Alla fine, se si chiede cosa sia Big Rock, la risposa è semplice: «Formiamo professionisti e li inviamo a inventare cose al cinema. Noi poi prendiamo le invenzioni dei film e le trasformiamo in realtà».

la Stampa

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