Si può mettere al lavoro tutto un territorio attorno alle carte di uno scrittore? Sì, se si chiama Luigi Meneghello. E’ quello che hanno realizzato il regista Alessio Pizzech e la compagnia teatrale Tre Punti. Così hanno convinto otto comuni dell’Alto vicentino e l’Associazione intitolata al grande scrittore veneto (guidata da Valter Voltolini) a provare un «laboratorio diffuso», coinvolgendo le scuole e la gente del posto.
L’hanno chiamata Ufficina Meneghello, con quel termine strambo con cui l’intellettuale nominava in Libera nos a Malo la fabbrica del padre e dello zio. Il progetto, iniziato a settembre, si è chiuso i giorni scorsi nell’ex-Chiesa di San Bernardino di Malo con una sorta di open studios con protagonisti almeno una quarantina tra i tanti partecipanti ai workshop teatrali.
Per quattro mesi sono state studiate le Carte di Meneghello: uno zibaldone di appunti, aforismi e riflessioni, un diario lungo qualche decennio. Il regista ha puntato sugli anni ’60, «quando il territorio – dice – passava dalla miseria al balzo industriale: Meneghello osservava come cambiavano il paesaggio, la lingua, le persone Quegli anni raccontano cosa siamo diventati».
Un’Ufficina itinerante: una volta al mese per alcuni giorni, il regista e i tre attori (Sara Bettella, Demis Marin, Claudia Gafà) si sono fermati in un paese diverso, la mattina in una scuola media o superiore e la sera con gruppi di adulti. Almeno 200 sono state le persone coinvolte, «voleva essere un laboratorio aperto, gratuito e flessibile – spiegano Marin e Bettella – Uno spazio di libertà, dove il teatro diventa un pretesto, un meccanismo per fare e sentirsi comunità».
Anche i comuni hanno cooperato tra loro e per finanziare l’iniziativa hanno pensato di unire le poche risorse disponibili: ognuna delle tappe è stata adottata da due paesi, c’è chi ha messo il vitto e chi l’alloggio, i servizi e gli spazi. Un progetto sostenuto da Fondazione Teatro Civico e dall’Istituzione Villa Clemente.
Ora si punta a replicare l’anno prossimo e magari a festeggiare degnamente i 50 anni di Libera nos a Malo, forse l’opera più conosciuta dello scrittore vicentino che sapeva unire la cultura locale con il suo spiccato cosmopolitismo, grazie anche ai tanti anni passati in Inghilterra. Alessio Pizzech punta a mettere in scena uno spettacolo, «che utilizzi il ricchissimo materiale teatrale che sono le Carte assieme all’esperienza dell’Ufficina, perché – spiega – Abbiamo raccolto sul territorio una vera e propria drammaturgia».
Corriere del Veneto