Le forbici di Paolo Milani

«Porto sempre con me un paio di forbici. E’ qualcosa di sacro». Paolo Milani mostra il suo oggetto-feticcio: «Queste per esempio sono da cappotto. Me le ha fatte un artigiano di Prato per la mia impugnatura da mancino». Quarantenne, torinese, per un mese ha traslocato la sua sartoria all’Hotel Bauer di Venezia, in una sala della lussuosa hall. Ci ha portato le stoffe raccolte in giro per il mondo, i suoi perfetti manichini Stockman da Parigi, la sua macchina da cucire e il suo ferro da stiro dall’atelier di Pietrasanta. Un’atmosfera di incanto, tra velluti e sete, cotoni e damascati. Le creazioni di Paolo Milani sono vere installazioni sartoriali, che lui non disegna, ma le plasma direttamente alle silouhette delle sue clienti. Colori sgargianti o neri pece, fasce con ghirigori marocchini e scene di natura indiana, piume, gingilli, maniche che si aprono vertiginose. Creazioni di un lusso elegante e visionario. «Un immaginario mongolo», dice lui, che ha incantato Gloria Estefan, Sofia Vari, Marina Ripa di Meana. E ora tocca alle signore del Bauer o a chiunque voglia farci un salto.

Corriere del Veneto

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